• 23 nov

    2021

  • Redazione

  • Notizie

Rapporto sulla stabilità finanziaria

A cura di Divo Gronchi

 

«Le nostre navi vanno lontano, le nostre costellazioni girano lontano nello spazio, perfino negli scacchi è un po’ di tempo che le torri si muovono liberamente per tutta la scacchiera». Tutto è in movimento, come nella Vita di Galileo di Brecht, è l’aria che si respira nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, licenziato in novembre dalla Banca d’Italia. I dati sono positivi per i diversi attori della vita economica.

Famiglie
Per le famiglie i rischi per la stabilità finanziaria restano circoscritti. La ricchezza è cresciuta sia per effetto della maggior valutazione delle attività possedute sia per il risparmio accumulato; se pur a ritmi inferiori rispetto al passato, la propensione al risparmio è ancora solida (inferiore solo alle famiglie giapponesi).
L’indebitamento rimane contenuto, è aumentato quello sostenuto per l’acquisto di abitazioni, privilegiando i mutui a tasso fisso. A fine giugno, l’indebitamento ha raggiunto il 65% del reddito disponibile (+ 3% rispetto al 2019), rimanendo comunque molto basso rispetto all’area dell’euro (97,9%). Resta elevata la capacità di rimborso dei prestiti ed il tasso di deterioramento è ulteriormente diminuito al di sotto dell’1%. La qualità del credito non dovrebbe subire significative riduzioni anche in previsione del graduale ridimensionamento delle misure di sostegno.

Imprese
le imprese la situazione finanziaria è in significativo miglioramento, sia per la forte ripresa della redditività, sia per le elevate disponibilità liquide in portafoglio che per le favorevoli condizioni di finanziamento. L’incremento della redditività è diffuso in tutte le classi dimensionali e nei principali comparti produttivi ed è atteso in crescita dagli analisti anche per il 2022. Tutto ciò ha concorso a ridurre la domanda di credito, peraltro motivata per investimenti piuttosto che dalla necessità di capitale circolante. È stato intensificato nel 2021 il ricorso al finanziamento obbligazionario, raggiungendo nei primi nove mesi l’importo di 51 mld di euro massimo rispetto agli anni precedenti. È interessante notare che da aprile si sono fortemente ridotti sia il numero che l’entità dei declassamenti. Per le imprese italiane i declassamenti rappresentano lo 0,8% del debito nominale in circolazione, mentre le revisioni al rialzo sono state del 3,4%. La capacità dei rimborsi dei prestiti è migliorata ed il tasso di deterioramento è contenuto all’1,8% nel terzo trimestre. Si riduce, anche rispetto al 2019, il numero dei fallimenti e di uscite dal mercato; per le moratorie, l’uscita sta avvenendo senza tensioni.

Sistema creditizio
Per il settore bancario è significativa la crescita della redditività nei primi sei mesi dell’anno, principalmente per effetto delle ridotte rettifiche di valore sui crediti. Gli effetti della pandemia hanno solo leggermente influenzato il flusso dei prestiti deteriorati; quelli netti sono diminuiti di 20 p.b. (2% del totale dei finanziamenti) mentre sono aumentate le coperture (52% contro il 51,2 del dicembre 2020); pressoché costante l’incidenza dei crediti in bonis classificati nello stadio 2 del principio contabile IFRS, con un tasso di copertura del 3,7%. Alla riduzione dei crediti deteriorati hanno contribuito le cessioni sul mercato; la cessione di esposizioni classificate come inadempienze probabili ha interessato un numero limitato di grandi intermediari. Le moratorie attive sui finanziamenti al settore privato non finanziario, residuano al giugno 2021 a 47,9 mld di euro (2,9% del totale), di cui circa il 44% classificati allo stadio 2 ed il 3% a inadempienze probabili. Ai fini dell’aumento della redditività hanno inciso anche le commissioni nette aumentate del 13,5% rispetto al 2020, gli altri ricavi (+18,2%) in particolare per l’attività di negoziazione e la flessione dei costi (2,5%); in riduzione il margine di interessi a causa della flessione dei tassi attivi sui prestiti e sui titoli. Il ROE al netto delle componenti straordinarie, è salito dal 2,9 all’8,9%. L’aumento della redditività si è riflessa positivamente sui corsi azionari (saliti del 20% tra maggio e ottobre). Ciò nonostante il rapporto tra il valore di mercato e quello contabile (price to book ratio) rimane ampiamente inferiore all’unità (circa lo 0,7 in un arco tra 0,4 e 1,2). Incidono, rispetto alle banche europee, le attese di redditività prospettica, ancora molto inferiore per le banche italiane. A giugno l’adeguatezza patrimoniale (CETl) è lievemente inferiore al dato di fine anno (20 b.p.) e si colloca al 15,2%. Rispetto alle banche dei Paesi partecipanti al Meccanismo di vigilanza unico (SSM) il divario del grado medio di patrimonializzazione delle banche italiane è aumentato di 20 b.p.; il rapporto di leva finanziaria si conferma migliore per gli intermediari italiani (6,4 contro il 5,9%).

Rischi potenziali
Nei primi mesi del 2021, come abbiamo visto, l’economia, non solo italiana, è cresciuta in modo apprezzabile. Hanno influito le campagne vaccinali e le politiche di sostegno dei governi e delle banche centrali. Continua l’orientamento espansivo della politica di bilancio, giustificata dalla necessità di contrastare le conseguenze della pandemia sull’economia, ancora non del tutto superate in Italia ed in via di recrudescenza in molti Paesi europei. Pur prevedendo che la crescita economica globale rimanga sostenuta per tutto il 2022, la banca centrale mette in evidenza i rischi potenziali che possono incidere, anche significativamente, sulla crescita. Le pressioni dei prezzi delle materie prime ed alcune rigidità emerse sull’offerta dei prodotti si sono ripercosse sull’aumento delle spinte inflazionistiche, tuttora giudicate transitorie dalle banche centrali. Nel caso in cui dovessero persistere per un periodo più lungo delle attese, potrebbero avere conseguenze sulle politiche monetarie, con un impatto sui tassi a lunga scadenza. L’elevato rapporto debito pubblico PIL in Italia potrebbe incidere in misura maggiore rispetto ad altri Paesi concorrenti sulla dinamica dei tassi. I mercati, nell’incertezza sulle attese inflazionistiche, si muovono verso un aumento dei tassi, come testimoniato dal rialzo dello spread btp bund salito a 128 punti, con una variazione pari all’8,08% da inizio anno.
Nel medio periodo sussistono poi rischi connessi con la realizzazione, con il rispetto delle scadenze e con l’efficacia delle politiche di rilancio delineate nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). I venti che provengono dalle parti politiche non tranquillizzano circa la futura coerenza di comportamenti ed aumentano le incertezze sull’economia, in un tempo in cui occorrerebbe maggior coesione sui temi centrali per il futuro del Paese. Per il sistema creditizio emergono infine maggiori rischi connessi alla digitalizzazione finanziaria, alla esternalizzazione dei servizi ed alle minacce climatiche. La pandemia ha accelerato la diffusione di nuove tecnologie che permettono di operare a distanza sia per l’utilizzo sempre più semplice ed efficace da parte della clientela dei servizi on line, sia per il lavoro da remoto dei dipendenti; così come sono aumentati i servizi che vengono esternalizzati presso operatori terzi e anche software acquistato o fornito da controparti esterne. In questo contesto sono aumentati i rischi di interruzione dei servizi che, al limite, possono compromettere la continuità aziendale. È necessaria la piena consapevolezza di tali rischi da parte dei vertici delle banche al fine di poter esercitare un controllo efficace ed attenuare gli eventuali effetti negativi nella gestione. L’innovazione finanziaria pur comportando benefici in termini di efficienza e capacità di competere, espone il sistema creditizio ai rischi di frodi ed attacchi informatici. Nel 2020, in Italia, sono stati segnalati 15 incidenti di sicurezza informatica. Si è trattato di attacchi alla disponibilità dei servizi offerti alla clientela e di accessi non autorizzati ai sistemi informatici. Il sistema bancario si presenta maggiormente attrezzato rispetto ad altri settori economici per fronteggiare tali minacce. Occorre consapevolezza dei nuovi rischi integrando i sistemi di governo e controllo, rafforzando l’azione di presidio secondo le misure regolamentari previste dalla banca centrale. È necessaria comunque un’azione coordinata da parte delle autorità nazionali ed internazionali.
L’Europa si propone infine come il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. L’impegno verso i temi ambientali, sociali e di governance (ESG) diventerà un criterio rilevante per l’accesso delle imprese ai mercati dei capitali e del credito. Le aziende più inquinanti troveranno sempre maggiori difficoltà ad accedere a tali mercati e saranno quindi maggiormente esposte ai rischi di transizione verso una economia sostenibile. Le aziende di credito dovranno tenere presente tutto ciò sia per la valutazione del merito creditizio delle aziende più a rischio, sia per l’emissione dei propri titoli di debito (ed anche di equity) sui mercati. La sensibilità dei vigilanti aumenterà sempre più.

 

Rapporto sulla stabilità finanziaria